Sudafrica – Sguardi e curiosità dal bush – PARTE 2

Eccomi con la seconda parte (se non hai ancora guardato la prima, la trovi qui). Troverai un’altra selezione di foto e altre cose curiose che ho imparato con LEO Africa!

Curiosità dal bush – Anche la Prof non smette mai d’imparare

Queste Curiosità sono frutto dei racconti, degli insegnamenti dei ranger e degli incontri vissuti durante le nostre “spedizioni” di monitoraggio e conservazione. Non pretendono di essere un trattato scientifico (seppure i dati siano stati verificati), ma vogliono essere la condivisione di quanto ho imparato grazie a questa esperienza incredibile di volontariato, unendo un pizzico di rigore scientifico al mio rispetto profondo per la natura e i suoi splendidi abitanti. E tanta ironia, perché come leggerai, talvolta, la natura ha un senso dell’umorismo tutto suo…

13) Gerarchie di savana – Posso garantire che cinque iene e un paio di sciacalli non impensieriscono minimamente due leoni maschi coalizzati: uno ha sollevato un attimo la testa, mentre l’altro continuava a dormire.

Lasciatemi dormire

14) Istinto di sopravvivenza – Una iena solitaria sa esattamente quando conviene battere in ritirata – e se all’orizzonte c’è una leonessa protettiva con i cuccioli, non ci pensa due volte: annusa il pericolo e alza i tacchi. Io testimone.

Meglio una dignitosa fuga…

15) Elefanti rabdomanti – Negli alvei di fiume completamente asciutti, gli elefanti sanno esattamente dove scavare con zampe e proboscide per trovare l’acqua che scorre ancora sottoterra. Praticamente dei rabdomanti giganti – e generosi, perché le pozze che creano salvano anche tutte le altre specie durante la siccità.

La salvezza: l’acqua

16) Termitai-iceberg – Il termitaio che vedi in superficie è solo la punta – la vera struttura si sviluppa in un labirinto sotterraneo enorme e complesso, fondamentale per regolare temperatura e umidità della colonia. Le termiti, insomma, sono ingegneri edili sottovalutati.

Termitaio nell’Abelana

17) I giganti millenari – I baobab possono vivere fino a 2000-2500 anni, e quando arriva la fine non marciscono come gli alberi normali: le fibre interne si disidratano piano piano finché l’albero collassa su se stesso, riducendosi a un cumulo di fibre spugnose – quasi come se si dissolvesse nel nulla. Ma abbracciarne uno vivo di 2000 anni è stato bellissimo!

Un abbraccio col Baobab millenario

18) L’albero farfalla – Il Mopane, diffusissimo nell’Africa australe, ha foglie a forma di farfalla ed è fonte di cibo per moltissimi animali – comprese le larve del lepidottero Gonimbrasia belina, che nei negozi del Kruger trovi essiccate e vendute come snack, tipo patatine versione bush. Il coraggio di assaggiarle, ammetto, mi è mancato.

Foglia a farfalla del Mopane

19) L’albero corallo – L’Erythrina o l’albero corallo fiorisce in inverno o a inizio primavera con una chioma di fiori rosso fuoco spettacolare – ma completamente privo di foglie, come se avesse deciso di puntare tutto sull’effetto scenico.

Magnifici fiori dell’albero corallo

20) Il mito delle “gazzelle” in Sudafrica – Le vere gazzelle qui non esistono – il genere Gazella è di casa in Africa orientale e settentrionale, non qui. Al loro posto trovi i “cugini” più somiglianti, come ad esempio lo springbok e il simpatico steenbok. Il Sudafrica ospita comunque un’incredibile varietà di altre antilopi africane — bushbuck, kudu, impala, gnu.

21) Un messicano nella savana – Lungo le rive del Selati River, nell’Abelana, ho incontrato anche un ospite decisamente fuori posto: il Mexican poppy, il papavero messicano, con fiori gialli e spine infide. Si tratta di una pianta aliena naturalizzata invasiva, una delle diverse “alien plant” che noi volontari dovevamo imparare a riconoscere e rimuovere per evitare che si diffondesse a scapito delle specie autoctone.

L’intruso messicano da estirpare

22) Le rosette del leopardo – Un pomeriggio abbiamo lavorato sulle schede di identificazione dei leopardi, e ho scoperto che le loro rosette del manto funzionano come impronte digitali: ogni esemplare ha un disegno unico e irripetibile, diverso persino tra fianco destro e sinistro dello stesso animale. Confrontando le foto, i ranger riconoscono i singoli individui, ne seguono gli spostamenti e monitorano la popolazione – con tanta pazienza e occhio allenato.

23) Tutti conoscono i Big Five, ma… – L’espressione “Big Five” nacque in epoca coloniale per indicare i cinque animali più pericolosi da cacciare a piedi: leone, leopardo, elefante, bufalo, rinoceronte. Ma esiste anche un’altra lista, quella che ho imparato all’Abelana, osservando sul terreno un piccolo foro a imbuto – la trappola scavata dalla formica leone. Si tratta dei “Small Five” che richiamano i nomi dei Big: formica leone per l’appunto, tartaruga leopardo, toporagno elefante, scarabeo rinoceronte e tessitore dei bufali.

24) E infine, dopo i cinque “grandi” e i cinque “piccoli”, ecco i cinque “brutti” – Esiste infine anche un’altra lista, nata dalla creatività, dallo spirito divulgativo e dall’ironia delle guide locali. Si tratta degli “Ugly Five” che comprendono i cinque animali esteticamente meno fortunati: facocero, iena, avvoltoio, marabù e gnu. Ma secondo me, sono pur sempre affascinanti, a modo loro…

Photo Gallery – Parte 2

II Sguardo Altrove: Appunti Fotografici dal Sudafrica di Sabina Artico

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