Un gioiello ottocentesco nella città del Giorgione
Amo le dimore storiche – castelli, palazzi, ville – e lo ripeto sempre: quanto siamo fortunati a vivere in Italia! E quante cose sa sempre offrire il mio Veneto, basta uscire di casa e scegliere quale gemma andare a svelare. Non serve guardare lontano per trovare un Altrove inaspettato, come quello di Villa Parco Bolasco a Castelfranco Veneto.
Qualche anno fa, Alberto e io ci siamo imbattuti nell’associazione Veneto Segreto che propone visite guidate, aperture straordinarie, navigazioni, concerti, esperienze culturali e appuntamenti pensati per vivere il Veneto in maniera diversa. La missione dichiarata è trasformare il territorio in un’esperienza. In che modo? Aprendo porte normalmente chiuse, facendoti ascoltare musica in un palazzo storico, navigare lungo un fiume e incontrare chi custodisce una storia che pochi conoscono. Il filo conduttore è sempre lo stesso: farti scoprire qualcosa che non ti immagini, magari a pochi chilometri da casa. E a noi il Kilometro Zero piace!
Tra le tante e ricchissime proposte, per un sabato pomeriggio abbiamo scelto un gioiello ottocentesco custodito nel cuore di Castelfranco Veneto, la città del Giorgione: Villa Revedin Bolasco e il suo magnifico parco.

La storia di Villa Parco Bolasco: un Paradiso nascosto
Lungo Borgo Treviso, dietro un alto muro si cela la suggestiva Villa Revedin Bolasco circondata da oltre otto ettari di alberi secolari, un lago, due isolette abbracciate dal torrente Avenale. Un giardino romantico che, a guardar bene, custodisce secoli di storia. Una storia tutt’altro che lineare: incamminiamoci e te la racconto.
Già nel Quattrocento questo luogo era dei Morosini, nel Cinquecento passò alla famiglia dei “magnifici Corneri”, e lo chiamavano loco vocato Paradiso, cioè “luogo chiamato Paradiso”. Non si sa con certezza il motivo: forse perché qui trascorreva i suoi momenti di svago Caterina Corner o forse più semplicemente perché era un luogo di pregevole bellezza. Il complesso – composto da casa da statio (la casa padronale), cortili, broli, peschiera e colombare – fu ridisegnato nel 1601 da Vincenzo Scamozzi, ma di quel Paradiso non restò quasi traccia. Nel 1803 il complesso venne demolito, le peschiere trasformate in campi, e il sito divenne “terra incolta e nuda”.
La rinascita arrivò con la famiglia Revedin, proprietaria dal 1808: fu il conte Francesco a incaricare Giambattista Meduna del progetto della villa, costruita tra il 1852 e il 1865, e del giardino romantico, inaugurati nel 1865 con un grande ballo nella Sala delle Feste. Del passato più antico restano le sculture dell’artista bassanese Orazio Marinali nella Cavallerizza e le due torri colombare che chiudono il parco a est e a ovest, come sentinelle.

Dal 1967 la villa e il giardino appartengono all’Università di Padova, grazie alla donazione dell’ultima proprietaria, Renata Mazza vedova Bolasco. Per cinquant’anni tutto è rimasto in attesa di recupero, finché non sono stati trovati i fondi per riportare alla luce questo gioiello e riaprirlo finalmente al pubblico nel 2017. Molto resta ancora da fare: una parte della villa e i suoi arredi ottocenteschi aspettano di essere restaurati, ma intanto il Paradiso, dopo tanti secoli, è di nuovo lì, a portata di sguardo.
🔍 Curiosità – A cosa servivano le torri colombare? Pare che in alcuni casi fossero riadattamenti di antiche torri difensive, ma generalmente erano insieme decorazione architettonica e sfoggio di rango, fonte di carne e di guano, un concime prezioso per i campi. La guida ci ha raccontato che il piccione non solo era un cibo molto apprezzato sulle tavole signorili, ma era anche considerato un ottimo ricostituente per le puerpere. Le colombare erano, in fondo, il simbolo di un’economia agricola in cui nulla andava sprecato.
🐦 Approfondimento zoologico della Prof: nelle colombare ci sono piccioni o colombi?
Spesso la lingua comune e la zoologia si intrecciano creando qualche confusione. Togliamoci quindi una curiosità. Piccione, colombo, colomba, colombella, colombaccio: si tratta dello stesso animale o no? Dietro questi nomi si nasconde la famiglia zoologica dei Columbidae, ricca di sfumature e curiosità evolutive.
• Piccione e Colombo (Columba livia): Dal punto di vista biologico sono la stessa identica cosa. “Colombo” è il nome zoologico ufficiale della specie, mentre “piccione” è il termine d’uso comune, legato soprattutto alle popolazioni urbane.
• E la colomba bianca? È una variante cromatica domestica del colombo comune, selezionata dall’uomo nel corso dei secoli, generalmente più affusolata dei piccioni di città.
• La Colombella (Columba oenas): È una specie selvatica: più piccola del piccione, si riconosce per il piumaggio grigio-azzurro pulito, le sfumature rosa sul petto e gli occhi completamente neri. Ama i vecchi boschi e nidifica nelle cavità degli alberi.
• Il Colombaccio (Columba palumbus): È il “gigante” della famiglia. Molto più massiccio, si riconosce dalle chiazze bianche ai lati del collo, la striscia bianca trasversale sulle ali e il caratteristico occhio dall’iride giallo chiaro.
Alla prossima passeggiata, aguzza la vista: quale di questi curiosi volatili hai davvero davanti?
La Villa

La passeggiata, iniziata alla prima torre colombara (adibita oggi a biglietteria), ci conduce lungo il vialetto fino alla Villa. Il complesso si sviluppa attorno a due corti dove si distinguono, per i differenti linguaggi formali, la parte padronale dalle adiacenze agricole. La facciata della Villa, scandita da lesene, marcatamente neoclassica e simmetrica, si sviluppa su tre livelli con le finestre del piano nobile impreziosite da archi a tutto sesto e graziosi balconcini in pietra. L’insieme ha un effetto rigoroso ma armonioso, e la luce dorata del pomeriggio autunnale riscalda i toni chiari dell’intonaco facendo risaltare le delicate finiture rosa.

A dimostrazione della complessità artistico-architettonica del secondo Ottocento, proprio di fronte, in contrapposizione alla sobrietà della Villa, sorge la serra curvilinea che riecheggia lo stile ispano-moresco, riflettendosi nell’acqua. Lo scorcio è davvero fiabesco: il lago costellato di ninfee e papere, e i maestosi cipressi calvi, inconfondibili per le radici aeree (pneumatofori) che emergono dall’acqua come sculture naturali.
Le Scuderie

Prima di continuare il nostro percorso nel parco, entriamo nella Villa. Accediamo dal cortile interno alle Scuderie: conosciamo meglio il conte Revedin e una delle sue grandi passioni. Situate nel primo cortile interno, le Scuderie ci stupiscono per la capacità di trasformare gli elementi di servizio in veri e propri dettagli d’arte. Il conte Revedin non badò a spese per i suoi amati cavalli. Lo notiamo nella ricercatezza della finitura che domina ogni stallo: dalle greppie in ferro battuto agli abbeveratoi scolpiti nel marmo rosso veronese, fino alle raffinate targhe in pietra bianca che riportano i nomi altisonanti dei cavalli. Ho una sensazione di déjà vu: un richiamo visivo che mi ricorda la magnificenza delle scuderie del Castello di Thiene.
La visita della Villa comprende il primo piano, dove troviamo, oltre alla cucina (impreziosita da un gigantesco tavolo in marmo) e alla sala da biliardo (con l’originale pavimento in noce splendidamente conservato), gli ambienti più prestigiosi: lo scalone monumentale e la sontuosa Sala delle Feste.

🔍 Curiosità – Questa ce l’ha raccontata la nostra guida. Le maniglie in vetro di Murano – ancor oggi montate sulle porte interne della Villa – funzionavano come una specie di semaforo per la servitù. Verde, si entra senza bussare; blu, si bussa; rosso, ingresso vietato. Rimane il mistero di una porta con due maniglie di colore diverso: una blu da un lato e una rossa dall’altro…
Lo scalone monumentale

Lo Scalone monumentale si distingue per la sua leggerezza architettonica – non ti chiedi anche tu come fa a stare su? – e, in piena atmosfera romantica, qui la luce naturale è protagonista: filtrando dall’alto, crea giochi d’ombra che dialogano con i finti marmi della decorazione parietale. Gli ampi gradini con intagli floreali – tutti diversi uno dall’altro – guidano verso un’ascesa visivamente lieve, accompagnata da nicchie e semicolonne nei toni soffusi del pastello. Il soffitto, impreziosito dalla decorazione a ventaglio – un chiaro richiamo alle soluzioni adottate dal Meduna per il Teatro La Fenice –, suggella il carattere scenografico e signorile dello scalone.
La Sala delle Feste

La Sala delle Feste è uno degli esempi più significativi di decorazione pittorica nelle ville venete dell’Ottocento. L’artista Giacomo Casa da Conegliano – memore degli insegnamenti del Veronese e del Tiepolo – dipinse, alle pareti, riquadri con tendaggi illusionistici sullo sfondo. In queste teatrali quinte appaiono dame e cavalieri in abiti d’epoca: una vivace rappresentazione della società del tempo. Sullo sfondo si aprono paesaggi che allungano lo spazio verso l’esterno; insieme ai due grandi specchi laterali e alle finestre affacciate sul giardino, danno l’illusione di ampliare la sala. A dominare la scena dall’alto del ballatoio, gli stessi padroni di casa. Ma è dalle grandi finestre che lo sguardo trova davvero la via d’uscita: i paesaggi dipinti lasciano il posto a quelli veri, e il giardino ci chiama.
Il giardino romantico

L’attuale giardino romantico di Villa Parco Bolasco è il frutto del visionario progetto avviato nel 1852 dall’architetto Giambattista Meduna, che ridefinì l’intero impianto. In quest’area sorgevano un tempo il complesso del “Paradiso” e il suo giardino all’italiana, di cui già da tempo si erano perse le tracce.
Oggi il parco romantico si estende per oltre otto ettari nel cuore di Castelfranco Veneto, formando un’oasi verde. Tra i suoi scorci si nascondono raffinati elementi architettonici: sui lati est e ovest svettano le due torri colombare, mentre lungo le sponde del lago – alimentato dal torrente Avenale – si cela tra gli alberi la pittoresca cavana, un tempo ricovero coperto per le imbarcazioni. Non mancano poi le due piccole isole lacustri e l’armoniosa serra ispano-moresca.
E come un tempo il conte stupiva i suoi ospiti collocando in punti strategici le piante esotiche più strabilianti, così oggi ci coglie la stessa meraviglia. Il parco infatti ospita una straordinaria biodiversità: vi crescono più di mille alberi di 65 specie, molti dei quali secolari. Passeggiando lungo il lago ci si imbatte in autentici giganti verdi, tra cui la sinuosa sofora giapponese pendula, gli altissimi cedri dell’Himalaya, un maestoso platano e un imponente e quanto mai curioso bagolaro.
🔍 Curiosità – Il bagolaro (Celtis australis) è conosciuto qui con alcuni nomi tradizionali legati alle sue caratteristiche e ai suoi utilizzi. Spaccasassi: il suo apparato radicale è così esteso e potente da fessurare anche le rocce. Albero dei rosari: i suoi piccolissimi frutti contengono noccioli durissimi che storicamente venivano forati e infilati per realizzare i grani del rosario. Bagolina: a Padova è il nome del bastone da passeggio con il manico curvo, ricavato dal legno duro ed elastico del bagolaro.
La Cavallerizza

Oltrepassiamo la seconda colombara e raggiungiamo il vertice spettacolare del parco nella zona settentrionale con la Cavallerizza, l’arena un tempo destinata al galoppo dei cavalli del conte Revedin. Quest’area – introdotta da due statue equestri erette su alti basamenti – è abbracciata da un’esedra di 52 sculture, 44 delle quali provengono dal seicentesco giardino Corner e furono scolpite tra il 1685 e il 1697 dal Marinali e dalla sua bottega. Lavorate nella tenera pietra di Costozza, queste statue danno forma ai tre grandi filoni dell’arte figurativa barocca: l’allegoria, la storia e il mito.
Verità storica o leggenda metropolitana?
Attraversare il parco significa passeggiare nella sua storia stratificata, dove il Paradiso seicentesco, la sensibilità romantica dell’Ottocento e il patrimonio arboreo monumentale si fondono in una trama d’arte e natura di rara bellezza. Peccato che l’impareggiabile vista che da qui si godrebbe sulla vicina Asolo sia stata oscurata. Vuoi sapere cosa accadde? Si racconta che, a seguito di insanabili dissidi con l’amministrazione comunale, la vedova Renata Mazza Bolasco si rifiutò di destinare in eredità il complesso al Comune di Castelfranco, che successivamente decise di ampliare l’ospedale proprio sui terreni adiacenti: ciò venne percepito come un “dispetto”. L’ingombrante costruzione infatti andò a spezzare in modo irreversibile lo storico cannocchiale prospettico che, partendo dall’arena scenografica della Cavallerizza, consentiva allo sguardo di spingersi liberamente verso il profilo dei colli e della Rocca asolana.
Nel 2018 il giardino romantico è stato premiato come Parco più bello d’Italia nella categoria Parchi pubblici, tra oltre mille concorrenti. Eppure, nella motivazione, la giuria non ha taciuto la “ferita” inferta alla Cavallerizza dalla mole dell’ospedale.

Castelfranco: una passeggiata nell’arte e nella storia
Parco Bolasco vale da solo la visita, su questo non ci sono dubbi. Ma visto che siamo già a Castelfranco Veneto, perché non approfittarne per fare una bella passeggiata immersi nell’arte e nella storia del borgo murato?
Il varco d’accesso più rappresentativo è la Torre Civica che sovrasta la porta orientale ed esibisce i simboli del potere che si sono avvicendati nei secoli: dal carro rosso dei Carraresi al fiero Leone di San Marco, a testimonianza della secolare dominazione della Serenissima. Entriamo e ci ritroviamo in una fitta trama di viuzze storiche e palazzi d’epoca, fino ad arrivare all’elegante Piazza San Liberale. Lo spazio è impreziosito dalle sculture del Marinali (rivederlo qui è come incontrare un vecchio amico dopo la Cavallerizza del Parco!), e su di esso prospettano la Casa Museo del Giorgione e il Duomo. Siamo fortunati: entriamo in chiesa durante l’orario di visita della meravigliosa Pala di Castelfranco, capolavoro del Giorgione (1503-1504 ca.), in cui la Madonna col Bambino domina uno dei paesaggi più poetici e luminosi del Rinascimento veneto. La statua del pittore tanto geniale quanto enigmatico, nato proprio in questa terra, si trova nella piazza omonima, fuori le mura.

Passiamo davanti al settecentesco Teatro Accademico, autentico tesoro di architettura e acustica, per uscire dal borgo e passeggiare lungo la cinta muraria medievale.
Attorno all’antico fossato e lungo le vie del borgo ci imbattiamo nelle evocative sculture di Bruno Catalano, protagoniste della mostra “Bruno Catalano incontra Giorgione” (fino a novembre 2026). I suoi “Viaggiatori” – figure in bronzo a grandezza naturale caratterizzate da corpi “svuotati” e parti mancanti – sembrano fluttuare nello spazio, lasciando che sia lo sguardo di chi osserva a completare l’opera attraverso lo sfondo cittadino e il verde circostante.
Le figure di Catalano hanno «la capacità di ridestare l’atmosfera sospesa e l’invisibile propri della poetica giorgionesca». Quello dei Viaggiatori è un cammino «fatto di squarci, di mancanze, di desideri», con il passato che ci portiamo appresso come una valigia. (Fonte: Lorena Gava, testo critico per la mostra, Galleria Ravagnan).

Dopo tanto camminare, Castelfranco ci regala anche un ultimo piacere della giornata: una sosta in uno dei locali del borgo, l’immancabile spritz accompagnato da sfiziosi cicchetti. Un rito tutto veneto, fatto di piccoli bocconi e chiacchiere senza fretta, che ti fa sentire a casa anche se sei solo di passaggio.
Da Castelfranco mi porto via un ricordo che nessuna guida può promettere: un fuoriprogramma di inaspettata cortesia. Lungo le mura abbiamo incrociato Donatella Rettore, orgogliosamente castellana, a passeggio con i suoi due bellissimi cani. Non appena ha intuito che l’avevamo riconosciuta, ci ha regalato un sorriso e un saluto di sincera eleganza, da vera dama del borgo. Un gesto semplice, per nulla scontato, a dimostrazione che la bellezza di certi luoghi sta anche nel garbo di chi li vive. Se queste righe dovessero mai arrivarle, grazie di cuore per quel saluto: è stato il miglior souvenir della giornata.
ℹ️ Info Utili per la tua visita a Villa Parco Bolasco
- Dove si trova – Villa Parco Bolasco si trova in Borgo Treviso 35, a pochi minuti a piedi dal centro storico di Castelfranco Veneto in provincia di Treviso.
- Come prenotare – Il parco e la villa sono gestiti dall’Università degli Studi di Padova. La visita (autonoma o guidata) va prenotata in anticipo tramite il sito ufficiale Villa Parco Bolasco (clicca qui per informazioni sempre aggiornate) oppure, come abbiamo fatto noi, con Veneto Segreto (durata 1,5 ore).
- Periodo consigliato – L’autunno regala un foliage eccezionale sugli alberi monumentali e riflessi dorati sul lago, ma anche la primavera offre fioriture splendide.
- Come organizzare la visita – Se vuoi scoprire tour coinvolgenti nel territorio veneto, dai un’occhiata alle iniziative di Veneto Segreto.
Castelfranco Veneto rappresenta la base di partenza ideale per esplorare un territorio incredibilmente ricco di storia e bellezza.
- L’incantata Asolo, adagiata sui colli e celebrata dal Carducci come la “città dei cento orizzonti”
- Cittadella, nota per la sua cerchia muraria ellittica interamente percorribile con un camminamento di ronda unico in Europa.
- Villa Emo a Fanzolo di Vedelago e Villa Barbaro (affrescata dal Veronese), due capolavori del Palladio.
- Possagno: da non perdere il solenne Tempio Neoclassico progettato dal Canova e la rinomata Gipsoteca, che ne custodisce i gessi originali.
- Bassano del Grappa, con il suo celeberrimo Ponte Vecchio affacciato sul fiume.


Grazie della bella descrizione, fa davvero venire voglia di andare a visitare la villa! Come sempre splendide foto!
Grazie mille! 😊 Spero proprio che tu riesca a visitarla: merita davvero!
Quante belle cose da vedere a il Veneto? E per uno che viene da lontano e volesse andare a vedere questa bella villa, Poi magari pranzo tipico per chiudere bene la giornata. Mi consigli qualcosa?
Quale meraviglia le foto che hai scattato! Adornano alla perfezione il racconto di questa tua visita, lasciandomi con una grandissima voglia di visitare questo luogo così ricco di storia. E quanta attenzione ai dettagli e alle chicche da scoprire (come le maniglie colorate): evviva il Kilometro Zero! Il Veneto è fortunato ad essere visto e raccontato con minuzia, curiosità e passione da una vera Viaggiatrice come te!!
Grazie di cuore! ❤️ Sono proprio i dettagli e le piccole curiosità a rendere speciale una visita. E se poi riesco a far venire voglia di partire alla scoperta di questi luoghi, obiettivo raggiunto!
È proprio vero, il Veneto riserva continue sorprese! 😊 Per il pranzo, da noi non mancano certo le occasioni per gustare la cucina del territorio!