Un sabato sera a Conegliano: Un doppio viaggio nell’arte contemporanea a Palazzo Sarcinelli

Si può viaggiare anche restando in città? Assolutamente sì. Basta varcare la soglia di un palazzo rinascimentale per ritrovarsi in un Altrove Kilometro Zero che ti può sorprendere inaspettatamente. E’ quello che mi è accaduto un sabato sera qualunque nella Contrada Granda di Conegliano, dove Palazzo Sarcinelli custodisce due mostre che possono trasformare una serata in un itinerario nell’arte e nella bellezza. Un viaggio low cost, ma ricchissimo.

Il Gotico Moderno di Renato Varese

Il 24 aprile è stata inaugurata a Palazzo Sarcinelli la retrospettiva “Renato Varese e Conegliano: un artista, una donazione, una città”, curata dalla storica dell’arte Lorena Gava. L’esposizione celebra il centenario della nascita dell’artista coneglianese (1926-2024): pittore, grafico, incisore, scultore e grande protagonista della storia artistica del nostro territorio.

Devo essere sincera, non conoscevo le sue opere. Ho quindi colto l’occasione di una visita guidata proprio con la curatrice, che ho il piacere di conoscere personalmente: un’opportunità preziosa per scoprire l’universo poliedrico del Maestro, un mondo visionario, fatto di simboli e inquietudini.

I suoi eredi hanno donato tredici opere – tra dipinti e grafiche – che ora entrano nella collezione permanente di Palazzo Sarcinelli, in una sala a lui dedicata. Una piccola costellazione che rappresenta i suoi principali cicli creativi, offrendo un ampio sguardo sui temi e le atmosfere che hanno definito il suo immaginario artistico.

Colori e simboli nel linguaggio di Varese

Mi sono chiesta se, senza le spiegazioni appassionate di Lorena, avrei apprezzato allo stesso modo i lavori di Varese. La risposta è sì, ma certamente non avrei colto fino in fondo quello stile gotico moderno: tagliente, teatrale e capace di evocare atmosfere medievali con le sue danze macabre contemporanee.

Tuttavia, avrei percepito la centralità dell’uomo, il pessimismo della sua visione esistenziale, il male di vivere delle sue figure, mitigato da una sottile ironia.

Mi avrebbero colpito profondamente i colori: quel sapiente equilibrio tra il grigio intenso che tutto uniforma – rendendo tutti uguali, soprattutto di fronte alla Morte – e il rosso, usato come segno emotivo e spesso contrastante, a spezzare quella conformità visiva. E poi l’oro bizantino dei palazzi veneziani sospesi sull’acqua. E infine quella fascia bianca, quasi una quinta teatrale, che introduce un personaggio e ne amplifica la profondità, sia esso un Vescovo o un Arlecchino.

E infine quell’universo curioso, coprotagonista del mondo umano: un bestiario poetico fatto di piccoli topolini, uccelli, scimmie, piccole creature disseminate qua e là come indizi di vita, a rappresentare forse la parte istintiva, ma anche fragile dell’esistenza

“Tutto il miele è finito”, Renato Varese

A me resta il compito che mi sono posto quando mi sono sentito pittore, quello di lasciare un segno del paesaggio, sperando che si possa dire che non sono passato invano. (Renato Varese)

La memoria delle avanguardie di Gianfranco Gorgoni

Il viaggio del mio sabato sera qualunque si è prolungato, inaspettatamente. Nonostante l’ora ormai tarda, ci è stata offerta la possibilità di visitare anche l’altra esposizione presente a Palazzo Sarcinelli: “Da Warhol a Christo. Dalla Pop Art alla Land Art”, dedicata al fotografo Gianfranco Gorgoni (1941-2019) e curata da Alberto Dambruoso e Fabio Cosentino. E non me ne voglia il Maestro Varese, ma questa è stata per me la parte più sorprendente del viaggio, l’Altrove che non ti aspetti.

Giunto a New York nel 1968, Gorgoni trovò nel noto gallerista Leo Castelli un mentore che lo introdusse agli artisti assoluti del secondo Novecento. I trenta scatti in mostra documentano da una prospettiva privilegiata le rivoluzioni artistiche dell’epoca, catturando l’essenza della nascita di queste nuove forme espressive, tra cronaca ed emozione.

Dalla Pop Art alla Land Art

Ed ecco i volti iconici della Pop Art, del Graffitismo e non solo: da Andy Warhol a Roy Lichtenstein, da Basquiat aKeith Haring, da Joseph Beuys a Jeff Koons ed altri.

Ma la vera folgorazione per me, sono state le immagini dedicate alla Land Art. Gorgoni ha immortalato gli interventi monumentali nel paesaggio americano di artisti come Christo, Jeanne-Claude e Smithson che aprirono una riflessione profonda sul rapporto tra uomo e paesaggio, intervenendo sul territorio per svelarne al contempo bellezza e fragilità.

Un tema di un’attualità brutale che risuona con forza anche nel nostro territorio – quello delle colline Unesco – dove bellezza, sfruttamento e vulnerabilità faticano a trovare un equilibrio.

La stessa tensione che ho ritrovato nelle pietre delle Seven Magic Mountains dell’artista svizzero Ugo Rondinone, uno degli scatti più affascinanti della mostra: sette totem dai colori fluo vivissimiche emergono dal deserto del Mojave in Nevada, una celebrazione poetica dell’incontro tra uomo e natura.

“Seven Magic Mountains”, Ugo Rondinone (installazione nel deserto del Mojave, Nevada)

Una mostra dal respiro internazionale, che, paradossalmente, riporta a riflettere sul nostro territorio. Certo, l’arte non risolve i problemi, ma ha almeno il potere di generare pensiero. E portarsi a casa qualcosa di importante su cui riflettere, in un sabato sera qualunque, è davvero prezioso.

E voi, avete mai scoperto un artista che vi ha cambiato prospettiva in una serata qualunque? Scrivetelo nei commenti!

Entrambe le mostre stanno per concludersi: se vi incuriosiscono, questo è davvero il momento giusto per andarle a vedere.

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Info utili per la visita alla mostra di Renato Varese:

  • Location: Palazzo Sarcinelli, Conegliano
  • Durata mostra: fino al 7 giugno 2026.
  • Orari di apertura: Venerdì 15:00-20:00; Sabato, domenica e festivi ore 10:00-19:00
  • Prossima visita guidata con la curatrice Lorena Gava: Domenica 7 giugno ore 10:30
  • Ingresso libero

Info utili per la visita alla mostra di Gianfranco Gorgoni:

  • Location: Palazzo Sarcinelli, Conegliano
  • Durata mostra: fino al 14 giugno 2026.
  • Orari di apertura: da giovedì a venerdì ore 17-19.30, sabato/domenica ore 9.30-12.30 e 15.30-19.30
  • Prossima visita guidata con il curatore Fabio Cosentino: Domenica 7 giugno ore 17.00
  • Ingresso libero

Un pensiero su “Un sabato sera a Conegliano: Un doppio viaggio nell’arte contemporanea a Palazzo Sarcinelli

  1. Lorena dice:

    Grazie infinite per le osservazioni ricche e articolate. Piace particolarmente lo sguardo attento e capace di cogliere aspetti diversi e stimolanti dell’arte contemporanea che pone interrogativi per riflettere sul presente.

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