Ci sono Altrove che si inquadrano con le parole, e altri che si raccontano con uno sguardo – il mio, quello della macchina fotografica, e quello degli animali che per un attimo, distratti o curiosi, sono passati davanti al mio obiettivo.
Del mio viaggio di volontariato in Sudafrica ti ho già raccontato i preparativi e poi il resoconto vero e proprio – le emozioni, le giornate all’Abelana, gli incontri nel Kruger. Ma per certi incontri le parole proprio non bastano: uno sguardo fermato per un attimo, un movimento colto al momento giusto, la fauna che si lascia osservare (e fotografare) solo a chi ha la pazienza di aspettare.
Ti ho preparato due selezioni di foto che portano ancora addosso la polvere e l’emozione di quei giorni in Sudafrica.
Quindi oggi lascio parlare i miei scatti – accompagnati come sempre dalle chicche di curiosità della Prof, perché evidentemente è più forte di me!
Goditi le tante cose curiose che ho imparato con LEO Africa e la prima selezione di foto!
Ma il viaggio non finisce qui: continua a seguirmi, perché la seconda parte della Photo Gallery e tante altre curiosità sfiziose stanno arrivando…
CURIOSITA’ DAL BUSH
Anche la Prof non smette mai d’imparare
Queste Curiosità sono frutto dei racconti, degli insegnamenti dei ranger e degli incontri vissuti durante le nostre “spedizioni” di monitoraggio e conservazione. Non pretendono di essere un trattato scientifico (seppure i dati siano stati verificati), ma vogliono essere la condivisione di quanto ho imparato grazie a questa esperienza incredibile di volontariato, unendo un pizzico di rigore scientifico al mio rispetto profondo per la natura e i suoi splendidi abitanti. E tanta ironia, perché come leggerai, talvolta, la natura ha un senso dell’umorismo tutto suo…
1) Regole auree del bush
Primo comandamento: “Stay always behind the rifle!” (Stai sempre dietro al fucile) – cioè dietro il ranger armato, mai davanti! Secondo comandamento, e questo è sacro: “Never run!”. Mai correre, perché nel bush e nella savana chi scappa dichiara ufficialmente “sono cibo”, e scatena l’unico istinto che non vogliamo risvegliare: quello del predatore.

2) Le 4 fasi prima del “click”
Secondo la nostra ranger Katja, possiamo interpretare la reazione di un animale selvatico a una minaccia percepita attraverso quattro fasi. Fase 1, consapevolezza: ti ignorano platealmente, ma ti hanno visto e sentito ben prima che tu ti accorgessi della loro presenza. Fase 2, allerta: alzano la testa e iniziano a brontolare a bassa voce, restano immobili, ti valutano – sei minaccia o rumore di fondo? Fase 3, fuga o avvertimento: se hanno una via di fuga, se ne vanno con dignità, oppure inviano un avvertimento più esplicito, proprio come è successo a noi. Una leonessa si è alzata di scatto con un ruggito deciso, senza però avvicinarsi. L’importante era indietreggiare piano in silenzio, lasciare spazio e riconquistare la distanza di sicurezza – per noi e per lei. Fase 4, attacco: ma se lo spazio manca, o tu hai continuato imperterrito ad avvicinarti oltre la “distanza critica”, ecco il gran finale – passano all’aggressione, perché non hai lasciato altra scelta. La buona notizia è che un attacco è poco probabile: innanzitutto non siamo nel loro menu, e ogni inseguimento inutile è solo energia sprecata che nessun predatore regala volentieri. Morale: a volte la mossa più intelligente è anche la più semplice – fare un passo indietro.
3) Leggere le orme
Chi pensa che un’impronta sia solo “un’impronta” non ha idea. Ti dice chi è passato, quando, in che direzione andava, con che andatura, se si tratta della zampa destra o sinistra e – colpo di scena – anche se maschio o femmina: prendiamo ad esempio i leoni: le impronte dei maschi, oltre ad essere ovviamente più grandi, sono più tondeggianti con le dita più ravvicinate e tozze, mentre quelle di una femmina sono più allungate con dita più distanziate e slanciate. I tracker leggono la savana come noi leggiamo un cartello stradale.

4) Cacca (sì, anche quella conta)
Ho imparato a riconoscere lo sterco di elefante da quello di rinoceronte bianco a colpo d’occhio. Quello dell’elefante è pieno di fibre e pezzetti di corteccia – segno di un digerente pigro. Quello del rinoceronte bianco, che mangia solo erba, si presenta invece in palle più compatte e uniformi, fatte di fibra vegetale finemente sminuzzata, senza legno né corteccia.
5) Il mistero della cacca bianca
Sicuramente sai che la iena è lo spazzino per antonomasia, una formidabile necrofaga che svolge un servizio fondamentale, contribuendo a ripulire l’ambiente da batteri e carni putride. La sua mascella e il suo stomaco sono così potenti da frantumare e digerire persino le ossa. Il calcio che ne deriva è talmente tanto che, una volta seccati al sole, i suoi escrementi diventano candidi come il gesso. Nulla si spreca in natura: gli escrementi sono a loro volta fonte di calcio per altre specie, ad esempio la tartaruga leopardo.

6) Il bersaglio degli impala
L’impala ha quel disegno bianco e nero molto evidente sul fondoschiena: non si tratta di un bersaglio per indicare al predatore dove colpire, ma funzionerebbe invece come un vero e proprio faro visivo, un segnale “seguimi” che farebbe da riferimento al branco quando scatta la fuga generale. Utilissimo, se sei un impala nel panico più totale. Il fenomeno è abbastanza diffuso negli ungulati: ad esempio anche le antilopi d’acqua hanno una caratteristica “O” bianca.

7) “Prendi pure la coda, ma lasciami il resto!”
Tra gli incontri più curiosi c’è stata anche questa piccola lucertola (scinco) dalla coda blu elettrico. Un dettaglio tutt’altro che casuale: la coda dai colori così vistosi può attirare l’attacco del predatore verso una parte del corpo sacrificabile. Meglio perdere quella, piuttosto che la testa! E se la coda viene persa, poco male: può ricrescere. Un piccolo trucco della natura per guadagnare quei pochi secondi che possono fare la differenza…

8) La scimmia blu (per modo di dire)
In afrikaans il “vervet monkey” si chiama blouaap, “scimmia blu”. Ma non è per il pelo: è per il colore blu/turchese acceso dello scroto dei maschi adulti, un vero e proprio biglietto da visita di salute e rango sociale. E non è finita, il nome italiano di questa scimmia è cercopiteco… verde!
9) Il profumo (si fa per dire) del testosterone
Quando un elefante maschio entra in musth – il picco ormonale – lo senti prima ancora di vederlo. Un odore acre, pesante, tra muschio e urina, dovuto alle ghiandole temporali: un cartello “tenersi a debita distanza” scritto con l’olfatto. E ne sono testimone: se proprio deve sfogarsi, se la prende con alberi e macchine di passaggio.
10) Le bulle del laghetto
– Le oche egiziane sono le indiscusse bullette del lago. Se le vedi letteralmente correre sul pelo dell’acqua sbattendo le ali e sollevando mille spruzzi, non è un miracolo. Usano le zampe palmate come potenti motori per darsi la spinta e decollare o atterrare e per inseguire con furore territoriale chiunque violi i loro confini.

11) Il “go-away bird”
Questo uccello – chiamato in italiano turaco unicolore – sembra dirti letteralmente “vattene“. Il suo verso d’allarme suona proprio come un lamentoso “go-away”, da cui il nome Grey Go-away-bird. Il bush ha anche i suoi passivo-aggressivi.
12) Non solo gli uccelli cinguettano
I ghepardi non sanno ruggire: ringhiano, sibilano, producono diversi vocalizzi, tra cui i chirps (cinguettii) e fanno anche le fusa quando sono rilassati. Esattamente come un gattone di casa che però corre a 100 km/h.
PHOTO GALLERY – Parte 1
Che ne dici delle curiosità che ho scoperto con LEO Africa? Ora allaccia le cinture e godeti questa prima photo gallery dai nostri giorni in Sudafrica. Questa è solo la prima tappa del viaggio… la seconda parte arriverà prestissimo!
I Sguardo Altrove: Appunti Fotografici dal Sudafrica Parte I di Sabina Artico

Bello e interessante! Foto fantastiche! Grazie!
Grazie a te, cara Ulrike!
Quante belle chicche interessanti per poter vivere nel Bush in maniera appropriata! E che foto bellissime!
Sono felice tu lo abbia trovato interessante, a breve arriva la seconda puntata! 😉