Due giorni al Kruger National Park: un sogno che si avvera!
Alle 5.45 eravamo già in fila al Phalaborwa Gate, a circa 25 km dall’Abelana. Sveglia prestissimo anche quella mattina, ormai una prassi, ma il premio è stato trovare pochissime auto davanti a noi.
Eccomi finalmente al Kruger National Park, uno dei parchi faunistici più iconici e antichi di tutta l’Africa.
Il parco nasce nel 1898 come Sabie Game Reserve per volontà di Paul Kruger – leader della resistenza boera e presidente del Transvaal. Nel 1926 diventa il primo parco nazionale del Sudafrica.
I numeri fanno girare la testa. Oggi accoglie circa 1,8 milioni di visitatori l’anno, per il 70% sudafricani, su una superficie di quasi 20.000 km² – più o meno grande quanto la Puglia – dove vivono tutti i Big Five, quasi 150 specie di mammiferi e oltre 500 di uccelli.

🔍 Curiosità – Ti ho già parlato dei Big, Small e Ugly Five. Al Kruger, se sei un appassionato di avifauna, puoi divertirti a cercare anche i “Big Six”: cicogna sellaio, otarda kori, aquila marziale, avvoltoio orecchiuto, gufo pescatore di Pel, bucorvo cafro. Nella mia checklist è mancata solo la cicogna sellaio, un vero peccato: avrei voluto fotografare il suo scenografico becco tricolore (giallo, rosso e nero).
Giorno 1
Una partenza tranquilla, ideale per godersi il paesaggio: tratti di strada che costeggiavano uno splendido fiume e un orizzonte apertissimo, molto più vasto di quello dell’Abelana. Ecco i primi avvistamenti: moltissimi impala e qualche elefante, ma i veri protagonisti della mattinata sono stati i volatili. Abbiamo incrociato struzzi, una maestosa aquila marziale e l’originale bucorvo cafro – uno dei Big Six. È un uccello davvero insolito, ma straordinario: pur sapendo volare, trascorre quasi tutto il tempo a terra muovendosi in affiatati gruppi familiari, e quel rosso acceso sulla gola nuda lo rende inconfondibile. Essendo classificato Vulnerable dalla IUCN, la sua tutela è fondamentale.

E poi l’incontro che tutti speravamo: quattro licaoni sono improvvisamente usciti dal bush trotterellando poi davanti al nostro pulmino per buoni cinque, dieci minuti, prima di sparire nuovamente tra la vegetazione!
📓 Appunti della Prof – Il licaone (Lycaon pictus) – il “lupo dipinto” – ha un mantello a chiazze unico come un’impronta digitale, enormi orecchie arrotondate e, particolarità unica tra i canidi, solo quattro dita alle zampe anteriori. Velocità e strategia lo rendono un cacciatore quasi imbattibile. Vive in gruppi familiari estremamente cooperativi che evitano quasi del tutto i conflitti interni e mettono al primo posto i più deboli, nutrendo per primi cuccioli, anziani e membri feriti. Una curiosità straordinaria è che i licaoni praticano una vera e propria “democrazia ponderata”: prima della caccia si riuniscono e “votano” starnutendo e il voto degli alfa vale di più. Purtroppo la specie è classificata Endangered (in pericolo) dalla IUCN: restano solo poche migliaia di esemplari, minacciati soprattutto dalla frammentazione dell’habitat, dai conflitti con i farmer locali e dalle malattie dei cani domestici.

Dopo i licaoni, giraffe, antilopi d’acqua, un’aquila pescatrice, un martin pescatore capobruno, avvoltoi a terra tra le carcasse e appollaiati sui rami, e al ristoro gli onnipresenti storni splendenti pronti a rubarti il pranzo se lo lasciavi incustodito.
Poi numerose antilopi – bushbuck, springbok, nyala, duiker, gnu – ma anche bufali, ippopotami, coccodrilli, manguste e persino un pitone delle rocce mimetizzato tra i rami di un albero. Come abbia fatto Mark a intercettarlo me lo spiego solo così.
Devo rivelarti un segreto: i ranger hanno la supervista di Superman. Ti indicano un animale nell’erba alta e tu ci metti almeno tre minuti buoni a vederlo – ammesso che tu ci riesca – mentre loro lo hanno identificato in una frazione di secondo.
Nel pomeriggio i due incontri più teneri: mamma iena con due cuccioli addormentati tra le sue zampe, poco dopo una leonessa che allattava i suoi tre piccoli.
E subito dopo, la scena più comica: una iena che trotterellava baldanzosa e ignara nella direzione sbagliata – dritta verso la leonessa – si è fermata all’improvviso, ha odorato insistentemente l’aria e tutto d’un tratto si è voltata scappando a zampe levate! Salva.
🐧Le freddure della Prof – E il colmo qual è? Noi che ridiamo di lei, della iena ridens… 🐧

📓 Appunti della Prof – Ho un debole per le iene (crocuta crocuta), troppo spesso sottovalutate. La iena maculata è tra i carnivori più intelligenti e complessi d’Africa. Robusta, con quell’incedere sgraziato e una mascella d’acciaio capace di frantumare le ossa, vanta un’efficienza predatoria eccezionale. Vive in società matriarcali sofisticate: riconosce i singoli membri, sa contare gli avversari prima di un conflitto e comunica con una ricca gamma di vocalizzazioni, inclusa la celebre “risata”. Cruciale per l’ecosistema, ripulisce la savana prevenendo le malattie. La IUCN la classifica come Least Concern (a minor rischio), un dato che fotografa la buona presenza complessiva della specie nelle grandi riserve, ma che non deve trarre in inganno: le popolazioni esterne alle aree protette subiscono forti pressioni e riduzioni a causa dell’uomo.
La prima straordinaria giornata era finita tra grasse risate. Stanchi, ma soddisfatti, ci siamo avviati verso il Gate per uscire e dormire fuori dal parco.
Giorno 2
Sveglia prima dell’alba, partenza alle 5.15.
Il primo incontro è stato subito uno di quelli indimenticabili: tre leoncini tra i cespugli. Emettevano dei tenerissimi versetti e ci guardavano con occhi curiosi. Uno più sfacciato, gli altri due più timidi. Ma ad un certo punto, ecco che si fa vedere la mamma che fino a quel momento stava sdraiata e perfettamente mimetizzata tra i cespugli dietro i suoi piccoli.

🐧Le freddure della Prof – Quando faccio un safari, mi diverte pensare che la mattina anche gli animali si sveglino presto dicendo: “Dai, andiamo a vedere i turisti che passano”.🐧
Tra gli Ugly Five, una menzione d’onore va al facocero (il simpatico Pumba) con quella buffa facciotta bitorzoluta (i bozzi, solo nei maschi adulti) e quella codina arricciata. E poi al babbuino: dapprima ne abbiamo incontrato uno solitario, intento a sgranocchiare la sua salsiccia…
No, non sto parlando del salume, ma di uno spettacolo botanico curioso: l’albero delle salsicce. Il nome deriva dai suoi frutti dalla forma cilindrica e allungata che pendono dai rami – durissimi e tossici per l’uomo, ma prelibati per elefanti, babbuini, giraffe e antilopi che ne sono ghiotti.

Poco lontano, ecco un’intera famiglia di babbuini con moltissimi cuccioli inesperti, intenti a lanciarsi goffamente dai rami per poi fare agguati alla mamma o ai fratelli maggiori. Carini e divertenti, anche se sappiamo bene che i babbuini non sono esattamente i primati più cordiali. Pensa che il primo giorno, fermandoci al supermercato di Phalaborwa prima di entrare in riserva, nel parcheggio c’era chi vendeva le fionde “scacciababoon”!
Gli avvistamenti sono continuati. Un’aquila serpentaria bruna – potete ben immaginare di quale colore sia il suo piumaggio e quale sia il suo cibo preferito – e poi un kudu maggiore maschio, la grande antilope dalle spettacolari corna a spirale. E infine una famiglia di giraffe che si muovevano tra gli alberi, agguantando le foglie con quella lingua lunga fino a 50 cm che pare sia blu-viola per proteggersi dal potente sole africano.

🔍 Curiosità – Sai quanto pesa il cuore di una giraffa adulta? Poiché deve pompare il sangue fino al cervello, situato diversi metri più in alto, è enorme e pesa circa 11 kg! Per abbassarsi a bere, la giraffa deve allargare goffamente le zampe anteriori: una posizione vulnerabile che la rende un bersaglio facile per i predatori, motivo per cui beve solo ogni pochi giorni ricavando quasi tutta l’acqua dalle piante.
E dopo le giraffe, è stata la volta di un branco di elefanti a bordo strada e di un momento tenerissimo: il cucciolo che beveva il latte dalla mamma (ne bevono fino a 10-11 litri al giorno!). Altri piccoli si esercitavano con la proboscide – capolavoro dell’evoluzione ma, nei primi mesi, un ‘giocattolo’ ancora troppo goffo da controllare: ci vogliono dai 6 ai 9 mesi per la piena padronanza.
Il nostro incontro si è concluso con un altro momento divertente: uno degli elefantini ha improvvisamente “caricato” il nostro pulmino, a dimostrare il suo coraggio, emettendo un buffo barrito. Siamo scoppiati a ridere, ma abbiamo apprezzato lo sforzo!

Tantissime anche le zebre che, al Kruger, non sono perfettamente bianche e nere, ma sfoggiano delle striature marroncine. Si tratta delle zebre di Burchell, tipiche del Sudafrica.
🐧Freddura della Prof – Attenzione alla viabilità nel bush: al Kruger le “strisce zebrate” non sono dipinte sull’asfalto, ma ti attraversano la strada camminando e hanno tassativamente la precedenza! Zebra crossing…🐧

Una vera giornata da leoni: 7 avvistamenti in tutto! La maggior parte erano adulti che mangiavano o oziavano tra l’erba con la pancia piena. Ma abbiamo assistito anche ad un momento di tensione. Due grossi esemplari maschi stavano sdraiati accanto a una carcassa di bufalo. A un tratto sono stati avvicinati piano piano da cinque iene baldanzose e due sciacalli: un solo sguardo pigro e quasi disinteressato – un regale battito di ciglia di un istante – è bastato a metterli in fuga. Ecco: lezione appresa, serve un numero ben più nutrito di iene per impensierire due maschi adulti. Ancora una dignitosa fuga che salva la vita.

E proprio quando pensavamo che la giornata fosse finita, ancora una sorpresa: due giovani giraffe impegnate nel necking, il duello ravvicinato a colpi di collo con cui i maschi stabiliscono le gerarchie. Non erano colpi violenti: sembrava più un gioco, un allenamento. Un regalo comunque, durato troppo poco – nemmeno il tempo di ritirare fuori la macchina fotografica che avevo ormai riposto.
Il tramonto, con la sua luce dorata che ammorbidiva le acque del laghetto e le silhouette degli uccelli, sembrava essere il coronamento di questa splendida giornata.

Tuttavia, non era ancora finita: con l’ultima luce, il Kruger ci ha riservato altri due colpi di scena. Prima il guizzo prezioso di uno zibetto dalla codona striata, poi un incontro fuori programma con un giovane elefante in pieno calore, intento a sradicare alberi per la frustrazione sessuale. Fermi a studiarne le mosse, siamo stati investiti dal suo inconfondibile e sgradevole odore ormonale. Imprevedibile e agitato, non ammetteva attese: così Mark, cogliendo l’attimo in cui il pachiderma se la stava prendendo con una pianta, ha ingranato la marcia sfrecciandogli accanto e facendolo imbestialire ancora di più.
📸 Inquadro – Non ho foto di questi ultimi memorabili incontri: ormai la macchina era riposta, la luce era andata e pensavo che la giornata fosse finita. Mi è dispiaciuto al momento, certo. Tuttavia, ripensandoci più tardi, ho realizzato che così ho avuto modo di godere appieno di ciò che il Kruger aveva voluto regalarci a fine giornata. Il vero valore del vivere il momento senza un obiettivo davanti.
L’unico rimpianto: la maledizione del leopardo
C’è uno stupendo felino – elusivo per natura – che ho inseguito per mezzo continente e che continua a sfuggirmi ovunque io vada. In Namibia non l’ho visto per niente; in Tanzania l’ho intravisto a fatica in controluce e da lontano; all’Abelana ne ho solo sentito il verso – un cupo e inconfondibile sawing, come il rumore di una sega – e visto le impronte. Nel Kruger abbiamo trovato tre impala predati su altrettanti alberi, due persino a bordo strada, ma l’unico leopardo che posso dire d’aver “visto” se ne stava appollaiato tra i rami sulla riva opposta del fiume, scovato soltanto grazie al mio zoom 400mm!
Tornerò, e prima o poi riuscirò a guardarti negli occhi. È una promessa.

I miei due giorni al Kruger sono stati incredibili: ho amato ogni momento e vissuto ogni istante come un privilegio. La magia non risiede solo nei Big Five: qui si impara ad amare ogni creatura e a stupirsi di qualsiasi stranezza. La natura non si svela a comando e ogni rivelazione è un dono inatteso, di cui essere grati. “Whatever the bush gives, it’s a gift” ci aveva detto la ranger Katya il primo giorno: non si deve mai dare nulla per scontato, accogliendo ogni incontro come un prezioso regalo.
🎫 Info Utili
Il sito ufficiale riporta ogni altra informazione utile per programmare la visita al meglio e soprattutto tutte le indicazioni per mantenere un comportamento corretto ed etico, per la sicurezza propria e degli animali del Parco.
Come muoversi – Il Kruger si visita bene con la propria auto, senza fuoristrada: la strada principale è asfaltata. Da lì si diramano anche strade sterrate che ad agosto erano quasi tutte chiuse per l’alluvione di gennaio 2026 — controlla lo stato aggiornato su sanparks.org.
Dove dormire – dentro il parco per guadagnare tempo al mattino ed evitare le code ai gate; fuori per risparmiare, ma con sveglia ancora più presto, soprattutto in alta stagione, e calcolare bene i tempi di percorrenza per uscire in tempo la sera.
Costi. Si paga una tariffa di conservazione giornaliera per persona.
Orari. Variano con la stagione: in agosto i gate aprono alle 6:00 e chiudono alle 18:00, orario entro cui bisogna essere usciti (in caso di ritardo per motivi seri, avvisa telefonicamente il gate – numeri sul sito).
Documenti. Compila prima di arrivare il modulo Gate Registration & Indemnity e portalo al gate insieme al passaporto.
Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto. Solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato. Solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato. Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia. (Profezia indiana)

🗺️ Se cerchi gli altri articoli sul mio viaggio in Sudafrica, ecco qui la serie completa. Clicca direttamente sul titolo:
- Preparativi
- Il Racconto
- Sguardi e Curiosità dal Bush – Parte 1 con Photogallery
- Sguardi e Curiosità dal Bush – Parte 2 con Photogallery
- Alla scoperta della Panorama Route

Un altro racconto emozionante! E che fotografie incantevoli: gli storni, i leoncini e il babbuino mi hanno conquistato… e le freddure mi hanno strappato una risata, lo ammetto!
Mi fa piacere che il mio racconto e le mie foto ti abbiano fatta divertire🤣❤️
Finalmente ho potuto dedicarmi alla lettura dell’articolo ed immergermi dentro questo magico mondo, ricco di sorprese e di informazioni… Grazie!
E qua tra iene matriarcali che sbagliano direzione, ma si ravvedono e mantengono il sorriso all’ultimo, uccelli che acchiappano il cibo, leoncini al risveglio, zebra crossings e giovani elefanti ormonali nella foto senza foto mi sono proprio divertita :-). Si sente tutta la vita del Kruger dal tuo racconto! Bello Sabi. Grazie del safari!
E per inciso: secondo me le bestiole sanno benissimo di essere guardate e stanno al gioco. Accondiscendono in cambio di protezione. Il leopardo se la tira, è in mozione sindacale: sit-in d’altura :-). Ti toccherà convincerlo!
😉 Sapere che ti sei divertita e che hai sentito tutta la vita del Kruger attraverso il mio racconto è il regalo più bello. Grazie per il viaggio fatto insieme! 🐆🌾